Tra voce e silenzio

Lettere dall'interiorità

Ci sono cose che il corpo umano ha sempre saputo e che la modernità sembra aver dimenticato.

In questi giorni sto leggendo La terra del rimorso, il libro che Ernesto de Martino (noto etnologo) dedicò al tarantismo nel Sud Italia.

Il libro ci rivela che esistono crisi interiori che non possono essere affrontate soltanto attraverso il pensiero razionale.
Che ci sono stati dell’anima che chiedono ritmo, voce, movimento, immagini, presenza.

E in questo caso soprattutto:

Musica.
Danza.
Colori.

La danza dunque, non come intrattenimento. Ma come linguaggio.

Leggendo queste pagine mi veniva continuamente da pensare a quanto oggi siamo soli dentro ciò che proviamo. Soli non perché manchino le parole.
Anzi, forse ne abbiamo fin troppe.

Ma perché mancano sempre di più spazi simbolici in cui ciò che sentiamo possa essere attraversato col corpo, col respiro, con la voce, con la presenza degli altri esseri umani.

Oggi quasi tutto viene immediatamente tradotto in qualcosa da sistemare. Da gestire. Da controllare. Da rendere di nuovo performante.

Ma alcune crisi forse non vogliono essere silenziate così in fretta. Forse vogliono essere ascoltate, attraversate, vissute.

In uno dei passaggi sottolineati si parla di questo universo rituale come di qualcosa che permetteva di immaginare, ascoltare e vedere ciò che altrimenti sarebbe rimasto muto, cieco, senza forma.

A mio parere una parte enorme della sofferenza contemporanea nasce proprio dall’assenza di forme attraverso cui vivere ciò che ci accade.

Un tempo esistevano canti condivisi, rituali, narrazioni, danze collettive. Esistevano spazi in cui il dolore non era soltanto un fatto privato da nascondere.


Se ai nostri occhi di oggi, la scienza sembrava aver compreso pochissimo rispetto ad oggi, ad altri livelli regnava una comprensione profondissima della natura umana che non aveva bisogno di convalidazioni di alcun tipo.

La comprensione che non tutto può essere risolto soltanto spiegandolo. Ci sono cose che hanno bisogno di essere mosse. Attraversate. Evocate.

E forse è anche per questo che sento così importante intrecciare voce, musica, narrazione e interiorità. Perché il nostro mondo interiore non parla la lingua dell’analisi mentale ma per immagini, vibrazione, ritmo.

Tutto il mio cuore e la mia dedizione vanno oggi a queste forze e a queste immagini innate, presenti fin dalla notte dei tempi. Mi impegno a incarnarle, portarle nel mondo, abitarle e trasmetterle.

Laura 🌹